Meloni e Edi Rama, tra i vari accordi commerciali, hanno firmato a Palazzo Chigi, il 6 novembre, anche un protocollo d’intesa che prevede la realizzazione di due centri per i rimpatri in grado di ospitare fino a 3.000 persone cosiddette “irregolari” in Italia. Il documento colloca tre obiettivi: contrastare il traffico illegale; prevenire i flussi irregolari e accogliere chi ha diritto alla protezione internazionale.

L’accordo non si applica ai migranti che arrivano sulle coste e nei territori italiani, ma a quelli soccorsi nel Mediterraneo da navi italiane come la Marina Militare e la Guardia di Finanza piuttosto che dalle navi delle ONG. Il governo si farà quindi carico dei costi di trasporto e amministrativi dei migranti che arriveranno in Albania, in attesa di sapere se verranno riportati nei paesi di origine oppure se verrà concessa loro la protezione internazionale in Italia. Il piano sarà completato utilizzando le aree del porto di Shengjin e di Jader.

L’accordo è stato raggiunto dopo la serie di problemi riscontrati con l’accordo tra UE e Tunisia fonte di non poche critiche da parte del Consiglio dell’Unione europea alla presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen. Negli ultimi mesi la Meloni ha anche discusso del dossier immigrazione con il primo ministro britannico Rishi Sunak, e il governo britannico ha firmato un accordo con il Ruanda per pagare al Paese africano più di 140 milioni di euro all’anno per accogliere i richiedenti asilo. L’accordo è stato però criticato dalla Corte d’Appello del Regno Unito che lo scorso giugno ha stabilito che il piano era illegale, decidendo che il Ruanda non poteva essere considerato un paese terzo sicuro.

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